La difficile disintossicazione di Gianluca Arkanoid - Tra realtà e mondo digitale
Esploriamo il romanzo di Simone Laudiero che nel 2008 anticipava molte delle problematiche legate alla dipendenza digitale. Con la critica letteraria Elena Torriani analizziamo la struttura innovativa a 'livelli', i personaggi e i temi di un libro che oggi suona ancora più attuale.
Topic: La difficile disintossicazione di Gianluca Arkanoid (2008) di Simone Laudiero
Participants
- Marco Benedetti (host)
- Elena Torriani (guest)
Transcript
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Oggi parliamo di un romanzo che ha fatto molto discutere quando è uscito nel 2008: 'La difficile disintossicazione di Gianluca Arkanoid' di Simone Laudiero. Con me c'è Elena Torriani, critica letteraria e specialista in narrativa italiana contemporanea.
Ciao Marco, grazie per avermi invitata. È un libro che continua a dividere i lettori anche a distanza di anni, il che è sempre il segno di un'opera interessante.
Per chi non lo conoscesse, Laudiero è uno scrittore milanese classe '75, e questo è il suo secondo romanzo. Elena, come lo descriveresti a chi non l'ha mai sentito nominare?
È un romanzo di formazione rovesciato, se vogliamo. Invece di seguire un giovane che cresce e matura, seguiamo un trentenne che deve letteralmente decostruire se stesso per sopravvivere.
Il protagonista che dà il titolo al libro è un personaggio davvero particolare. Gianluca lavora come tester di videogiochi, giusto?
Esatto, ma non è il classico nerd dei cliché. Laudiero lo presenta come qualcuno che ha fatto della fuga dalla realtà una professione, letteralmente. È pagato per vivere in mondi virtuali.
E la 'disintossicazione' del titolo non riguarda droghe o alcol, ma proprio i videogiochi. È una dipendenza più sottile e moderna.
Precisamente. Il romanzo inizia quando Gianluca si rende conto di aver perso tre giorni interi testando un nuovo MMORPG. Tre giorni di cui non ricorda nulla, se non le quest virtuali che ha completato.
Parliamo un po' della struttura narrativa. Il libro è diviso in 'livelli', come un videogioco, e ogni capitolo ha delle caratteristiche particolari.
È una delle trovate più riuscite di Laudiero. Ogni 'livello' corrisponde a una fase della disintossicazione di Gianluca, ma anche a un genere di videogioco diverso. Il primo livello è scritto come un platform, con frasi brevi e ritmo incalzante.
E poi abbiamo il livello 'puzzle', dove Gianluca deve ricostruire i pezzi della sua vita reale. La prosa diventa frammentaria, quasi sperimentale.
Quello è il capitolo più difficile da leggere, ma anche il più potente. Laudiero usa la tipografia stessa per mostrarci lo smarrimento del protagonista. Le parole sono sparse sulla pagina come tessere di un puzzle.
Ma il cuore del romanzo sta nel rapporto tra Gianluca e la realtà che ha abbandonato. C'è sua sorella Francesca, che diventa una figura chiave.
Francesca rappresenta tutto ciò che Gianluca ha trascurato: la famiglia, le relazioni autentiche, la responsabilità verso gli altri. È lei che gli fa capire che ha perso il funerale del padre mentre era immerso in un gioco.
Quella scena è devastante. Gianluca scopre la morte del padre attraverso un messaggio vocale di tre settimane prima, mentre stava giocando con le cuffie.
Laudiero non giudica il suo protagonista, ma è spietato nel mostrarci le conseguenze delle sue scelte. Il padre muore di infarto mentre Gianluca sta salvando un mondo virtuale da un'apocalisse digitale.
E poi c'è Maya, l'ex fidanzata che Gianluca incontra durante il percorso di disintossicazione. Lei rappresenta la possibilità di un futuro diverso?
Maya è interessante perché non è la classica 'donna salvifica'. È una persona con le sue fragilità, anche lei in recovery, ma da una dipendenza da shopping online. È uno specchio imperfetto di Gianluca.
Mi ha colpito il modo in cui Laudiero descrive il loro primo appuntamento 'analogico', come lo chiama Gianluca. È goffo, imbarazzante, ma tremendamente umano.
È uno dei passaggi più belli del libro. Gianluca non sa come comportarsi senza un'interfaccia, senza regole predefinite. Continua a cercare i 'comandi' per la conversazione.
Il terapeuta, dottor Carlevaro, è un altro personaggio che mi ha convinto. Non è il classico strizzacervelli da fiction.
Carlevaro è brillante perché capisce il linguaggio di Gianluca. Non cerca di demonizzare i videogiochi, ma di far capire al protagonista quando il gioco diventa gabbia.
C'è quella seduta in cui Carlevaro chiede a Gianluca di descrivere la sua vita come se fosse un videogioco. La risposta è agghiacciante.
'È un idle game', risponde Gianluca. 'Uno di quei giochi che vanno avanti da soli, anche quando non stai giocando. Non devi fare nulla, solo aspettare che passino i giorni.'
Quella definizione racchiude tutto il dramma del personaggio. La vita che si consuma senza la sua partecipazione attiva.
E poi c'è il momento in cui Gianluca si rende conto che ha trentadue anni ma non ha mai vissuto davvero. Ha accumulato ore di gioco invece di esperienze reali.
Parliamo dei temi principali. Ovviamente c'è la dipendenza tecnologica, ma il romanzo va molto oltre.
Per me il tema centrale è la fuga dalla responsabilità adulta. I videogiochi sono solo il veicolo. Gianluca potrebbe essere dipendente da qualsiasi cosa che gli permetta di evitare le scelte difficili.
È interessante che Laudiero non proponga una demonizzazione della tecnologia. Il problema non sono i videogiochi in sé, ma l'uso che ne fa Gianluca.
Esatto. Verso la fine del romanzo, Gianluca impara a giocare in modo diverso, più consapevole. Non deve rinunciare completamente alla sua passione, ma ridefinire il rapporto con essa.
C'è anche un tema generazionale molto forte. Gianluca appartiene alla prima generazione cresciuta con i videogiochi, ma è ancora pioniere in un territorio inesplorato.
Laudiero scriveva nel 2008, quando la dipendenza da gaming non era ancora riconosciuta ufficialmente. Il romanzo è stato quasi profetico su certi aspetti.
Mi ha colpito anche il motivo del tempo perduto che attraversa tutto il libro. Gianluca è ossessionato dalle ore spese giocando, le conta come un avaro conta i soldi.
È un'immagine potentissima. Nel livello 'strategico' del romanzo, Laudiero presenta lunghi elenchi di ore: '2.847 ore su World of Warcraft, 1.203 su Final Fantasy XI, 892 su Counter-Strike'.
E Gianluca fa i conti: sono quasi cinque anni della sua vita, se sommati. Cinque anni che avrebbe potuto dedicare a imparare una lingua, viaggiare, costruire relazioni.
Ma c'è anche il rovescio della medaglia. Quelle ore gli hanno dato competenze, gli hanno fatto conoscere persone, anche se virtuali. La questione è complessa.
Il motivo dello specchio ricorre spesso nel libro. Gianluca evita di guardarsi allo specchio per mesi, poi la vista del suo riflesso diventa centrale nel processo di guarigione.
Lo specchio rappresenta la realtà non mediata, non filtrata attraverso uno schermo. È il confronto diretto con se stesso che Gianluca ha sempre evitato.
E poi c'è il motivo del salvataggio. Nei giochi Gianluca salva continuamente mondi e persone, ma nella realtà non è riuscito a salvare nemmeno suo padre.
È uno dei paradossi più crudeli del libro. Gianluca è un eroe nei mondi virtuali, ma un fantasma in quello reale. La sua eroicità digitale non ha alcun valore nella vita vera.
Passiamo allo stile di Laudiero. Come dicevamo, ogni livello ha una scrittura diversa. È un esperimento riuscito?
Secondo me sì, anche se non tutti i livelli funzionano allo stesso modo. Il livello 'horror survival' è magistrale: la prosa diventa claustrofobica, con frasi che si accorciano sempre di più mentre cresce l'ansia.
Quello è il momento in cui Gianluca affronta i suoi demoni più profondi, la paura dell'abbandono, la rabbia verso il padre assente.
Laudiero usa anche trucchi tipografici molto efficaci. Nel livello 'glitch', quando Gianluca ha una crisi di astinenza, le parole iniziano a ripetersi, a corrompersi sulla pagina.
'Devo-devo-devo giocare-giocare-GIOCARE ora ora ORA'. Ricordo quel passaggio, è disturbante anche solo da leggere.
È uno degli esperimenti stilistici più riusciti. Laudiero rende fisico il disagio del personaggio attraverso la forma stessa del testo.
Il punto di vista è sempre quello di Gianluca, ma Laudiero usa tecniche diverse per mostrarcelo. A volte è flusso di coscienza, altre volte dialogo interiore molto strutturato.
Nel livello 'simulazione' la narrazione diventa quasi scientifica, distaccata. Gianluca descrive le sue azioni come se fosse un osservatore esterno, senza coinvolgimento emotivo.
E poi c'è il ritmo, che cambia drasticamente da un livello all'altro. Il livello 'action' è frenetico, quasi impossibile da fermare.
Mentre il livello 'RPG' è lentissimo, contemplativo. Laudiero si prende tutto il tempo per esplorare i pensieri di Gianluca, i suoi ricordi d'infanzia.
Quella struttura a livelli poteva essere solo un gimmick, ma secondo me Laudiero la usa per esplorare davvero stati mentali diversi.
Concordo. Ogni genere di videogioco corrisponde a un modo diverso di rapportarsi alla realtà, e Laudiero lo sfrutta per analizzare il protagonista da angolazioni multiple.
C'è anche un uso interessante del dialogo. Nei primi livelli Gianluca parla poco, comunica soprattutto attraverso chat e messaggi.
E quando inizia a parlare di più, verso la fine, la sua voce suona strana, incerta. È come se dovesse imparare di nuovo a usare le parole per comunicazione reale.
Parliamo del contesto. Nel 2008 questo romanzo arrivava in un momento particolare per la letteratura italiana.
Esatto, eravamo ancora in piena era Ammaniti-Nove-Brizzi, ma iniziavano a emergere voci diverse. Laudiero faceva parte di una generazione che voleva raccontare la contemporaneità senza ironia compiacente.
È un libro che guarda agli Stati Uniti, ma non per snobismo. I riferimenti culturali di Gianluca sono globali, come quelli di molti trentenni dell'epoca.
E Laudiero non giudica questa globalizzazione culturale. La presenta come un dato di fatto, un elemento costitutivo dell'identità del protagonista.
Il romanzo si inserisce anche in un filone che potremmo chiamare 'realismo digitale'. Penso a Jennifer Egan, a Dave Eggers negli Stati Uniti.
Sì, ma con una sensibilità tutta italiana. Il rapporto con la famiglia, il senso di colpa cattolico, la difficoltà a crescere in un paese che non offre molte opportunità ai giovani.
La ricezione critica fu contrastante, se non sbaglio. Alcuni lo accusarono di essere troppo di nicchia.
Fu una critica ingiusta. Certo, serviva familiarità con il mondo dei videogiochi per apprezzare tutte le sfumature, ma il tema universale dell'evasione dalla realtà era accessibile a tutti.
E oggi, a distanza di anni, come si colloca questo romanzo nel panorama letterario?
Direi che è invecchiato molto bene. Anzi, alcuni temi sono diventati ancora più attuali. La dipendenza da schermi, la difficoltà di concentrazione, l'isolamento sociale.
Dopo la pandemia, molti di noi hanno vissuto esperienze simili a quelle di Gianluca: giorni interi passati in mondi digitali, la perdita del senso del tempo.
Laudiero aveva intuito qualcosa che sarebbe diventato un'esperienza di massa. Il romanzo oggi suona ancora più profetico di quanto non fosse nel 2008.
Veniamo alla valutazione finale. Cosa funziona brillantemente in questo romanzo?
La struttura innovativa, l'onestà psicologica del protagonista, la capacità di Laudiero di entrare davvero nella mentalità del gamer senza stereotipi.
E cosa invece non convince completamente?
Alcuni livelli sono più riusciti di altri. Il livello 'fighting' mi è sembrato un po' forzato, e la risoluzione finale forse troppo ottimista per essere credibile.
Maya, il personaggio femminile principale, a volte sembra più funzionale alla trama che realmente autonoma.
Vero, anche se Laudiero fa uno sforzo per darle una sua complessità. Ma rimane comunque legata al ruolo di 'amore che redime', che è un po' prevedibile.
Però nel complesso è un romanzo che rimane con il lettore. Io l'ho letto tre anni fa e ancora ci penso.
È questo il segno di una buona letteratura: la capacità di continuare a interrogarci anche dopo che abbiamo chiuso il libro. E 'La difficile disintossicazione di Gianluca Arkanoid' ci fa domande scomode sulla nostra relazione con la tecnologia e con noi stessi.